Blog, circoli e partiti

I circoli sono l’antidoto naturale all’antipolitica perché restituiscono a chi ne fa parte non solo voglia di protestare, ma voglia di fare e di partecipare, e perché obbligano chi fa politica all’attenzione e alla comprensione.




mercoledì 3 ottobre 2007

Antipolitica? Il rimedio sono i circoli

Estratto di un articolo, firmato da Daniela Santanchè, pubblicato su "Il Giornale" del 03 ott 2007.

Antipolitica e blog, circoli e partiti.

Il dibattito si allarga di giorno in giorno ma credo che su alcuni punti sia ancora necessario fare un minimo di chiarezza. Una giusta dose di antipolitica è fisiologica in una democrazia, è la medicina che aiuta a correggere la rotta quando occorre e a non perdere mai di vista le trasformazioni e i bisogni di una società. L’antipolitica diventa patologia e quindi una sindrome allarmante quando si rompe il patto tra i cittadini e chi li amministra, un patto che non è fondato solo sulla fiducia ma su un elemento altrettanto indispensabile e molto meno complicato: la capacità di ascolto della politica. Se il cittadino comune ogni mattina sfoglia il giornale o apre un libro e scopre l’elenco interminabile dei costi, dei privilegi e degli sperperi della politica, si indigna e farà sentire la sua protesta, ma la protesta finirà in piazza quando va al supermercato e si accorge, dalla sera alla mattina, che un pacco di pasta, non di caviale, gli costa qualche euro di più al chilo. È allora che la protesta diventerà antipolitica: la rivendicazione gridata di un diritto all’ascolto che è anche la riaffermazione del diritto a vedersi riconosciuta la propria identità e il proprio ruolo. Il successo dei blog e della comunicazione via internet è la conferma di questa esigenza primaria che riaffiora nei momenti di crisi profonda di una società: «Io esisto e voi, signori della politica, ne dovete tener conto, non potete far finta di niente». Ma persino i blog, nel loro linguaggio a volte crudo ed estremo e così facile da strumentalizzare per il tribuno del momento, indicano qualcosa di ben diverso da ciò che appare a una lettura superficiale. Non esprimono la voglia di cancellare la politica, ma di rinnovare la politica [...].

L’onda d’urto della protesta via internet non sta tracciando nel nostro Paese l’inizio di una rivoluzione antidemocratica ma sta segnalando il bisogno di ritrovare presenza e appartenenza. I sondaggi a cui la politica ricorre ormai abitualmente per scandagliare gli umori dell’elettorato, sono uno strumento parziale e passivo d’indagine; i blog, invece, con tutti i loro limiti, sono uno strumento molto più libero e attivo e quindi ben più impegnativo. Sono una chiamata al senso di responsabilità e all’azione. I blog non sono la voce del popolo, non tutti possono cliccare su un sito, né internet sostituisce la politica né i partiti: essi chiedono di ritrovare politica e partiti degni di questo nome, in grado di decidere e di agire.

Un’ulteriore conferma del desiderio di politica che paradossalmente si nasconde dentro il vuoto della politica è l’altro fenomeno nuovo di questo scenario in movimento. Chi ironizza sui «circoli» dei cittadini e li liquida come un’invenzione effimera e poco più che virtuale, non coglie l’importanza della loro funzione.

I circoli [...] sono l’antidoto naturale all’antipolitica perché restituiscono a chi ne fa parte non solo voglia di protestare, ma voglia di fare e di partecipare, e perché obbligano chi fa politica all’attenzione e alla comprensione.

Ed è significativo che i circoli siano nati e si siano sviluppati all’interno del mondo liberale delle forze politiche di centro destra: dimostrano come sia questo il solo mondo capace d’intercettare e interpretare anche le svolte più traumatiche indirizzandole lungo i binari dell’interesse nazionale. I partiti che si richiamano al popolo stanno cavalcando l’aspetto deteriore, demagogico e qualunquista dell’antipolitica e dei blog trascinandosi appresso, volente o no, l’intero governo. I partiti liberali si preoccupano invece di riannodare sul territorio il legame spezzato della classe politica con l’Italia che esiste, lavora, produce e chiede di essere compresa e «raccontata», attraverso decisioni chiare e programmi ancora più chiari. [...]

martedì 2 ottobre 2007

I CIRCOLI DELLA LIBERTÀ SI STRUTTURANO SUL TERRITORIO

In vista del primo meeting nazionale, convocato per il prossimo 6 ottobre a Roma, si va definendo l'organizzazione sul territorio dei Circoli della Libertà, l'Associazione presieduta a livello nazionale da Michela Vittoria Brambilla.

"Il nostro movimento è in costante crescita: sono ormai oltre 5.000 i Circoli attivi in tutto il Paese" spiega la presidente Brambilla. "Il primo passo nell'organizzazione sul territorio è la nascita dei comitati esecutivi, a vari livelli: regionale, provinciale e delle città metropolitane. Si tratta di organi che oggi si rendono necessari proprio per il moltiplicarsi dei nostri Circoli. Infatti, compito primario di questi comitati esecutivi è quello di favorire un'azione coordinata e unitaria dei Circoli di tutta Italia. Tutto ciò permetterà una migliore gestione delle risorse disponibili, e una maggiore efficacia nell'azione. Non solo, una ulteriore strutturazione territoriale ci aiuterà a radicare ancora di più il nostro movimento nelle città e nei paesi d'Italia".

"L'obiettivo dell'organizzazione di un movimento come il nostro" continua Brambilla "è quello di riuscire a crescere, mantenendo forte la caratteristica che ci ha fatto nascere: dare voce alla gente, fare in modo che i cittadini possano trovare un nuovo spazio per partecipare alla costruzione del futuro e del cambiamento del Paese. Quanto più cresciamo - e stiamo crescendo tanto e tanto in fretta - tanto più dobbiamo essere capaci di conservare intatta la nostra vocazione a intercettare e rappresentare l'Italia che ama l'Italia".

I Comitati provinciali e delle città metropolitane sono costituiti da un numero minimo di 6 a un massimo di 30 componenti. Quelli regionali sono composti, di diritto, dai Presidenti provinciali e delle città metropolitane e da un numero pari al totale delle province e città metropolitane presenti in ogni regione.

Ai componenti dei vari comitati esecutivi saranno assegnate deleghe perché si possano meglio dedicare ad alcune priorità: l'organizzazione del territorio, i rapporti con il mondo produttivo, i rapporti con il terzo settore, i rapporti con le istituzioni e gli enti locali, l'esecuzione del programma, i rapporti con il mondo cattolico, l'organizzazione di grandi eventi, le politiche di settore (Lavoro, Sicurezza, Famiglia, Sanità, Scuola, Sport, Giovani, Donne).

"I comitati esecutivi che stanno nascendo sul territorio" spiega la presidente Brambilla "hanno anche la funzione di traghettare l'Associazione verso l'elezione dei coordinatori provinciali e regionali che avverrà in modo assolutamente democratico, con il voto di ogni presidente di Circolo calibrato sul numero dei suoi iscritti. La meritocrazia e la democrazia della base sono e saranno sempre le regole della nostra Associazione".

A supporto del presidente dell'Associazione Nazionale Circolo della Libertà, è stato istituito anche un comitato esecutivo nazionale, i cui componenti possono variare da un numero minimo di 10 a un massimo di 30.

mercoledì 12 settembre 2007

I danni del ‘68

« “L’amore richiede forza.” …una delle persone che aveva letto il dattiloscritto [Va dove ti porta il cuore], era rimasta talmente colpita proprio da questa frase da suggerirmi di toglierla prima di darla alle stampe. ‘ E’ una frase fascista, non puoi lasciarla lì. ’ …’ Non capisco, cosa c’entra l’amore con il fascismo? ’

Niente, infatti. Ma ha molto a che fare con la confusione culturale che si è creata a partire dagli anni Settanta. E’ stato allora che è nato il grande e ottuso spartiacque tra ciò che è buono e ciò che non lo è. La ‘forza’ è negativa perchè appartiene all’orizzonte culturale della destra, così come la nobiltà è da disprezzare perché simbolo di un privilegio. » (Susanna Tamaro; Più fuoco, più vento)

In una società “materiale” come la nostra, l’unica nobiltà riconosciuta è quella del sangue. Quella vera, quella disponibile per tutti, la nobiltà d’animo, è ormai scomparsa dalla nostra vita. Ma chi è l’uomo dall’animo nobile? L'uomo nobile è colui che rifiuta di ottenere i propri scopi con facilità, abbandona il noto per affrontare e conoscere l’ignoto, pone la ragion d'essere della sua esistenza e l’origine delle sue azioni in una fede, un ideale, un codice d'onore che s'innalzano al di sopra del suo semplice io.

Sono passati decenni e questi stereotipi culturali sono ancora ben radicati nella testa di molte persone. Filtrando un termine dopo l’altro, si è riusciti a gettare via le fondamenta dell’uomo. Con notevole masochismo, ci siamo svuotati ed abbiamo esaltato questo nostro vuoto come il migliore degli stati possibili.

Di questi tempi, la cosa più urgente da fare è una nuova alfabetizzazione; occorre riportare alla luce i principi morali ed etici dell’uomo: il senso dell’onore, lo sforzo, il sacrificio, la vergogna, la coscienza (chissà se si possono dire queste parole o sono anch’esse di stampo fascista o politicamente non corrette!?!).

La nostra società fugge dallo sforzo come dal più spaventoso degli spettri. Facilità ed immediatezza sono le uniche vie praticate ed i risultati, purtroppo, sono ben visibili. Quella che vediamo intorno a noi è una società fragile, malata, inerme, in profonda decadenza. Una civiltà che cede a tutte le tentazioni tranne quella della fatica. Eppure la fatica è l’essenza stessa della nostra vita e di tutte le creature. Senza sforzo non c’è costruzione e senza costruzione non c’è sostanza. Ecco, allora, che arrivano la disperazione, la depressione e gli attacchi di panico.

Le uniche vie di realizzazione che vengono offerte ai giovani, crescendo, sono quelle della volgarità, dell’egoismo, della grettezza. Offriamo loro un mondo dominato dai furbi, dai disonesti e dai violenti.

Tutti sono pronti ad alzare la voce e a ricorrere ad ogni mezzo per far rispettare i loro diritti. Nessuno sembra più ricordare che i diritti esistono in quanto prima sono stati assolti dei doveri. Il dovere è diventato un orrendo spauracchio capace di minare la libertà di ogni esistenza. Dovere uguale schiavitù. E se invece fosse esattamente il contrario? E se fossero proprio i doveri l’ossatura che sorregge la nostra vita? Non si può costruire una casa senza prima aver realizzato le fondamenta. Eppure è proprio ciò che oggi molti vogliono. Vivere protetti sotto un tetto senza prima aver costruito le pareti che lo sorreggono. Ma chi sono stati gli architetti di questo edificio traballante?

Negli anni settanta si respirava il profumo dell’odio, della discriminazione, della certezza che il bene stesse tutto da una parte ed il male tutto dall’altra. Non c’era né gioia né libertà: la società andava assolutamente cambiata, anche con la violenza. I cattivi maestri trovarono allievi estremamente zelanti, molti dei quali entrarono nelle file del terrorismo, molti altri ancora, abbracciarono l’eroina. Tutta questa distruzione scaturì dall’aver voluto dare un colore alla verità.

Ma la verità non ha colore, non è né rossa né nera, non è né bianca né azzurra. La verità è luce; la luce che illuminerà i cuori e illuminerà le vie da percorrere.

domenica 29 luglio 2007

LA NOIA

Fra il rischio e la noia, alla fine è sempre più rassicurante la noia.

La natura ci mostra di continuo i suoi sviluppi, la sua crescita, le sue maturazioni. Perché mai noi dovremmo sfuggire a questa legge?

La noia è una delle ossessioni del nostro tempo.

Saziati i bisogni primari, secondari e terziari della vita, non resta alcun tipo di tensione da appagare. Tutto è stato visto, tutto è conosciuto, tutto è ben conosciuto. Perché muoversi? Perchè cercare altri stimoli se ogni orizzonte è già sazio?

Allora bisogna andare incontro a stimoli sempre più forti ed a emozioni sempre più sconvolgenti. Ma anche queste, alla fine, non appagheranno più.

L’antidoto alla noia è la curiosità. Una mente sempre aperta ed in funzione. Chi segue la via della coscienza, non si imbatterà mai nella noia.

La noia è il bagaglio di chi vive accontentandosi della superficialità, dell’esteriorità, perché non c’è vera vita senza la ricerca di noi stessi, del nostro volto profondo, senza il rifiuto della maschera che ci è stata imposta.

sabato 9 giugno 2007

Circolo della libertà - Libera gente


I Circoli della libertà stanno nascendo un po’ ovunque in diverse regioni italiane, da oggi si appresta ad operare anche nel nord-est della provincia di Roma.

Il «Circolo della Libertà – Libera gente» nasce dalla volontà di alcuni cittadini che hanno il desiderio di ripensare la condotta della cosa pubblica in base a precisi valori umani, culturali ed economici. Il Circolo vuole essere uno strumento in grado di dare voce a quelle istanze, critico-costruttive, che troppo spesso si perdono nei meandri delle istituzioni, le quali, sempre più spesso, non sono in grado di rispondere alle reali esigenze della collettività.

Nell’attuale situazione italiana si manifesta il bisogno di un bipolarismo attraverso il quale definire la vicenda pubblica. Le frammentazioni partitiche, così come le pretese di restaurazioni centriste, sembrano non rispecchiare più le vere esigenze del popolo italiano.

Il Circolo della Libertà, essendo un’associazione e non un partito, può porsi senza riserve, come il punto di riferimento del “popolo del 2 dicembre”, come organo in grado di formare, oggi, quella “base” della politica futura che i tempi ci inducono a pensare come una viva dialettica fra due poli – dialettica all’interno della quale la frammentazione partitica non potrà che significare una fatale debolezza nei confronti della realtà.

Il Circolo vuole dunque essere, da un lato, l’organo politico di riferimento per quel popolo della Libertà che (in anticipo rispetto ai tempi della politica) già esiste in Italia; dall’altro lato, vuole porsi come la base futura di quella Federazione di partiti del Centrodestra che parrebbe essere la più giusta e finale sorte della attuale situazione politica italiana, nella direzione del Partito Popolare Europeo.