« “L’amore richiede forza.” …una delle persone che aveva letto il dattiloscritto [Va dove ti porta il cuore], era rimasta talmente colpita proprio da questa frase da suggerirmi di toglierla prima di darla alle stampe. ‘ E’ una frase fascista, non puoi lasciarla lì. ’ …’ Non capisco, cosa c’entra l’amore con il fascismo? ’
Niente, infatti. Ma ha molto a che fare con la confusione culturale che si è creata a partire dagli anni Settanta. E’ stato allora che è nato il grande e ottuso spartiacque tra ciò che è buono e ciò che non lo è. La ‘forza’ è negativa perchè appartiene all’orizzonte culturale della destra, così come la nobiltà è da disprezzare perché simbolo di un privilegio. » (Susanna Tamaro; Più fuoco, più vento)
In una società “materiale” come la nostra, l’unica nobiltà riconosciuta è quella del sangue. Quella vera, quella disponibile per tutti, la nobiltà d’animo, è ormai scomparsa dalla nostra vita. Ma chi è l’uomo dall’animo nobile? L'uomo nobile è colui che rifiuta di ottenere i propri scopi con facilità, abbandona il noto per affrontare e conoscere l’ignoto, pone la ragion d'essere della sua esistenza e l’origine delle sue azioni in una fede, un ideale, un codice d'onore che s'innalzano al di sopra del suo semplice io.
Sono passati decenni e questi stereotipi culturali sono ancora ben radicati nella testa di molte persone. Filtrando un termine dopo l’altro, si è riusciti a gettare via le fondamenta dell’uomo. Con notevole masochismo, ci siamo svuotati ed abbiamo esaltato questo nostro vuoto come il migliore degli stati possibili.
Di questi tempi, la cosa più urgente da fare è una nuova alfabetizzazione; occorre riportare alla luce i principi morali ed etici dell’uomo: il senso dell’onore, lo sforzo, il sacrificio, la vergogna, la coscienza (chissà se si possono dire queste parole o sono anch’esse di stampo fascista o politicamente non corrette!?!).
La nostra società fugge dallo sforzo come dal più spaventoso degli spettri. Facilità ed immediatezza sono le uniche vie praticate ed i risultati, purtroppo, sono ben visibili. Quella che vediamo intorno a noi è una società fragile, malata, inerme, in profonda decadenza. Una civiltà che cede a tutte le tentazioni tranne quella della fatica. Eppure la fatica è l’essenza stessa della nostra vita e di tutte le creature. Senza sforzo non c’è costruzione e senza costruzione non c’è sostanza. Ecco, allora, che arrivano la disperazione, la depressione e gli attacchi di panico.
Le uniche vie di realizzazione che vengono offerte ai giovani, crescendo, sono quelle della volgarità, dell’egoismo, della grettezza. Offriamo loro un mondo dominato dai furbi, dai disonesti e dai violenti.
Tutti sono pronti ad alzare la voce e a ricorrere ad ogni mezzo per far rispettare i loro diritti. Nessuno sembra più ricordare che i diritti esistono in quanto prima sono stati assolti dei doveri. Il dovere è diventato un orrendo spauracchio capace di minare la libertà di ogni esistenza. Dovere uguale schiavitù. E se invece fosse esattamente il contrario? E se fossero proprio i doveri l’ossatura che sorregge la nostra vita? Non si può costruire una casa senza prima aver realizzato le fondamenta. Eppure è proprio ciò che oggi molti vogliono. Vivere protetti sotto un tetto senza prima aver costruito le pareti che lo sorreggono. Ma chi sono stati gli architetti di questo edificio traballante?
Negli anni settanta si respirava il profumo dell’odio, della discriminazione, della certezza che il bene stesse tutto da una parte ed il male tutto dall’altra. Non c’era né gioia né libertà: la società andava assolutamente cambiata, anche con la violenza. I cattivi maestri trovarono allievi estremamente zelanti, molti dei quali entrarono nelle file del terrorismo, molti altri ancora, abbracciarono l’eroina. Tutta questa distruzione scaturì dall’aver voluto dare un colore alla verità.
Ma la verità non ha colore, non è né rossa né nera, non è né bianca né azzurra. La verità è luce; la luce che illuminerà i cuori e illuminerà le vie da percorrere.
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